COLUI CHE FRUSTA I PRETI

A volte la vita è così: un attacco di diarrea improvviso mentre sei imbottigliato nel traffico. Tale definizione vale per quelle esperienze ai limiti del paradossale che di positivo hanno solo il fatto di fornire un valido salvagente in attimi di conversazione spenta, che tu magari racconti l’aneddoto e dai agli altri la misera parvenza che la tua vita sia piena di eventi eclatanti e assurdi, quando in realtà sono esperienze che avresti volentieri fatto a meno di vivere.

Segue il mio racconto con il prete.

Ieri giravo tranquillo e indisturbato nei pressi di casa, in tenuta rigorosamente antistupro (occhiali, sfattissimo, vestito a caso e con capelli unti) quando ecco che vedo in lontananza un prete. Un prete giovane e stempiato con l’aria simpatica. Lo vedo che già da lontano mi fissa con una certa insistenza e ammetto che per qualche secondo ho fatto pensieri che riguardavano l’omosessualità latente (ma neanche troppo) del clero. Ma mi sbagliavoooooo, purtroppo e sottolineo purtroppo mi sbagliavooooooo. Il prete mi bracca all’improvviso bofonchiando un qualcosa tipo “tu sei giovane, con te posso parlare”. Dal momento che non erano le 8 di mattina, non ero appena sveglio e quindi pieno di risentimento a prescindere nei confronti del mondo, che quel giorno sfighe nefaste non si erano ancora abbattute sulla mia persona, anzi avevo trovato pure 5 euro per terra, insomma, considerando tutto questo, decido di non mandarlo subito a fare in culo e gli do retta. Tempo qualche secondo e il prete mi porge una corda, che io, come se fosse la cosa più normale del mondo, afferro. Un secondo dopo il prete si mette in ginocchio e comincia a urlare “Frustami! Frustami! Frustami! Ti prego frustami che poi starò meglio!”

Ora vorrei ben illustrarvi questa situazione: una via colma di gente con tanto di mercatino natalizio, io con una corda in mano e un prete che mi chiede di frustarlo. Ero un tantino, come dire, in imbarazzo. Mentre negavo al prete la cortesia che mi stavo chiedendo, noto uno strano particolare. Una tizia lì davanti con una telecamera. Dico così al prete “Ma smettila, non lo vedi che c’è una che sta riprendendo?” e già da lì una persona intelligente avrebbe intuito qualcosa, ma io non faccio parte dei cosiddetti intelligenti. A seguito della mia affermazione il prete si alza, bofonchia una qualcosa tipo “ah mi volevi menare io non ho fatto nulla” e fa per andarsene. Io allora butto la corda a terra e a quel punto il vaffanculo dapprima represso, lo esprimo in tutto il suo vigore epico. Poi il prete torna ed esce fuori tutta la troupe e mi informano che: è una candid cameraaaaa!

Ampie risate e bla bla bla, convenevoli del cazzo. Capite? Mi hanno fatto una candid camera? Capite? Ma cazzo? Io ovviamente ho fatto la figura di quello che aveva capito tutto, eh ma nascondetele meglio però queste telecamere, si vedevano! La gente poi non ci casca! Che essere abietto che sono. Ora però due considerazioni:

Considerazione 1 – Mi hanno ripreso e io ero conciato come un cane dopo che si è rotolato per dieci ore in una palude melmosa.

Considerazione 2 – Ammetto che forse per un istinto caritatevole, o per il fatto che i preti non mi stanno proprio simpatici, o per qualche predisposizione al sadomaso che francamente non so di avere, all’inizio mi era pure venuto di frustarlo. Ecco. Poi la ragione ha fatto la sua parte e ho pensato che forse non era il caso con tutta quella gente. Vai a capire. Potevo essere conosciuto nel mondo come colui che frusta i preti. Non affermerò altro.

LA TROIETTA STRONZA CHE DEVE MORIRE

Chi mi segue da tempo sa benissimo che il mio più recondito essere è caratterizzato da staticità e sedentarietà: mai e poi mai l’esercizio fisico avrebbe destato su di me la benché minima attrattiva, mai il demonio, perché lui è, mi avrebbe plagiato per farmi compiere anche solo un addominale. Ecco. Sappiate che mi sono iscritto in palestra. Non fate quelle facce da “mavvaffanculovà”, è vero. Il 6 settembre 2011 io mi sono iscritto in palestra e ci vado tutt’ora. Sarà stato il progressivo indebolimento e suicidio dei capelli ad avermi spinto a puntare sul fisico? (a proposito, visto che mi lamentavo già anni fa dei capelli: li ho ancora, ma secondo me sono pochi e io ci soffro) Sarà che non sono più il rampante 20enne che scriveva qui anni fa? Sarà che mi sto esaurendo definitivamente? Il prossimo passo quale sarà, il botulino? (Chi pensa che ci vado a vedere i piselli della gente nello spogliatoio verrà fulminato da dio in questo momento) Che devo dirvi oh. Ci vado.

Non parlerò ora dei miei muscoli e del mio fisico fantastico e arrapante (ehm) ma di lei, la troietta stronza che deve morire (che per comodità abbrevieremo in TSCDM). Io la odio. Ma profondamente. Ma un odio viscerale che mi viene proprio dal culo e mi risale nel cervello. La TSCDM è un’inutile ragazzetta bionda di età imprecisata fra i 14 e i 19 anni, va al liceo ma non so in che classe. Non me ne frega neanche se è per questo. Ciò che importa è il suo atteggiamento odioso da cogliona stronza. Alta poco più di una cyclette, magra ma con culone da potenziale donna a pera, carina come può essere carina una tanica di benzina, nel senso che è normalissima e anonima, solo che se ci metti un fiammifero vicino non prende fuoco come la tanica, purtroppo; lei non viene in palestra per restare in forma ma per fare relazioni sociali. In genere è affiancata da un’altra biondina sua succube, che potrebbe essere pure un bonsai per quanto mi riguarda visto che è inutile e non parla, non credo neanche abbia un’anima. La vedi che entra, ovviamente ipertruccata perché lei deve sentirsi figa, e già dallo spogliatoio comincia a guardarsi intorno con il suo vispo occhietto che arriva ovunque, probabilmente si toglie pure all’occorrenza per andare a guardare meglio negli anfratti. Qualsiasi cosa faccia lei deve guardarsi intorno per captare prede, che poi in genere sono sempre quei due o tre ragazzetti che non hanno una vita all’infuori della palestra, il quoziente intellettivo di un ragno (i ragni secondo me sono stupidi) e una tempesta ormonale devastante in corso. Inquadrata la preda, la TSCDM va poi lì, con fare lascivo, a scambiare battute, a fare la sciocca, a toccarsi i capelli, a sventolare alle altre donne della palestra che sono lì per dimagrire o resistere ai danni dell’età, che lei è giovane e può anche non sudare come loro, tanto lei i suoi maschietti li ha. Maledetta troia. Una volta ho dovuto pure aspettarla per fare un esercizio, si è permessa di rispondermi pure acidamente (avrà capito che sono frocio quindi per i suoi scopi sono inutile, anche se maschio) che doveva finire, e ci ha messo le ore perché lei doveva chiacchierareeeee, la stronza. Per quanto mi riguarda ha meritato il mio odio fin quando avrò respiro.

Ma la profonda ingiustizia è che una come lei può avere potenzialmente tutto il mondo ai suoi piedi, lei farà strada nella vita, lei c’ha capito tutto.

Morale: dobbiamo tutti diventare delle troiette stronze che devono morire.

L’ERBA CATTIVA NON MUORE MAI

Salve! (sono stato dieci minuti buoni a pensare ad un incipit ad effetto e poi ho scritto salve) Negli ultimi tempi fra apparizioni truffaldine ed eclatanti promesse di ritorni poi puntualmente infrante, vi ho un po’ trascurati. Diciamo pure che non vi ho cagati minimamente di striscio. Ma che devo farci: l’ispirazione, si sa, è fugace come un peto nel buio, il tempo a disposizione, fra il contemplare il muro e il dedicarsi al nulla, sempre poco, e i blog, ormai, sono aria fritta, soprattutto il mio che parla(va) di emerite stronzate campate sulle mie sfighe e sul nulla. Chi cazzo li legge più i blog. Chi cazzo starà leggendo questo blog ora. Chi cazzo me lo fa fare a scrivere e rendermi ridicolo.

Però c’è un però. Qualche giorno fa non so per quale astrusa coincidenza astrale, capito sulla home di splinder, la piattaforma che ospitava il mio blog, e un minaccioso messaggio con cornice rossa diceva che splinder avrebbe chiuso di lì a breve. Poco male per la quantità inestimabile di blog inutili che finalmente non avrebbero più intasato il web (un paio erano pure miei con nomi fittizi, sappiatelo) ma ecco, anche il mio blog sarebbe scomparso per sempre. Più di 6 anni di cazzate persi per sempre. Devo dire che mi sarebbe dispiaciuto alquanto, si sa che sono un nostalgico di merda, quindi mi sono aperto un account su wordpress (che ho decretato piattaforma più chic per i blog) e dopo due giorni, svariate imprecazioni, visioni della madonna di lourdes e un principio di esaurimento nervoso, sono riuscito a trasferire tutti i contenuti del vecchio blog qui (in realtà mancano due post del 2011 ma poco male tanto facevano schifo).

Visto l’enorme sforzo fatto, e complice un’immotivata voglia di ricominciare a scrivere cazzate, ho deciso di tornare. Ma stavolta torno veramente. Ho deciso. Non mi leggerà più nessuno e non sarò più la star (?) di un tempo, ma di buono c’è che non correrò il rischio di spalare merda su qualcuno per poi essere sgamato (storie vere),ad esempio. Ho tanta acidità, vetriolo e disappunti da donare al mondo ora come ora, quindi è proprio il caso di dirlo: the bitch is fucking back!

Piccolo dettaglio tecnico: il blog sarà raggiungibile anche se digitate il vecchio indirizzo, cioè il vecchio indirizzo vi porta direttamente qui. Questo IN TEORIA: mi fate sapere se effettivamente è così? Grazie.

Ma vi sono mancato un po’? Se dovete scrivere no evitate pure che non me ne frega un cazzo.

Un buffet freddo di cotiche di maiale e fagioli verrà ora servito per inaugurare l’upclose 2.

A presto miei cari!

TROPPE SCALE RENDONO ZOPPO

Dovete sapere che un paio di mesetti fa ho traslocato: stessa casa ma stanza diversa. La nuova stanza è fighissima e dotata di soppalco: per andare sul letto devo fare le scale. Ecco, le scale sono la parola chiave del post. Sapevo che coniugare la mia vita con le scale non sarebbe stato affatto semplice: io che ho il culo metaforicamente molto pesante, ma proprio tanto, sapevo benissimo che una volta salito nell’alcova (o cuccia) sarei sceso solamente per necessità primarie quali repentina implosione della vescica se non immediatamente svuotata, Marco Mengoni di sotto che mi chiama ambiguamente (Fidanzo non è veeeeero), andare a lavoro (si vabbè), e basta, non vedo per quali altri motivi dovrei alzarmi dal letto. Ma il problema non è solo questo, ahimè. Perché io non solo ho il culo pesante, ma sono anche profondamente rincoglionito. Questo è risaputo. Le scale per me rappresentano sempre un enorme pericolo, perché io sono distrattoooo, perché io non guardo dove camminoooo, perché sono una maledetta testa di cazzo. Sapevo che prima o poi sarebbe successo, era solo questione di tempo. Segue resoconto freddo e distaccato dell’evento

Due giorni fa mi sveglio, vittima di un torpore senza confini. Mi dirigo sommessamente a pisciare e arrivo quasi alla fine. Ma quasi. Perché manca un semplice scalino, un semplicissimo scalino. Ma uno scalino del demonioooo, che è evidentemente rientrato nel momento in cui avrei dovuto pestarlo. O semplicemente non l’ho visto, ma sono più propenso a pensare all’idea del demonio. Nel giro di qualche secondo infernale mi ritrovo a terra, peccato solo che non cado in perfetto equilibrio facendo anche una piroetta, bensì con un piede sbilenco. E mi accascio sul muro contro lo specchio (strano che non ho spaccato lo specchio con tutti i vetri conficcati nella mia persona). Tempo di realizzare cosa fosse successo e di imprecare quel po’ che basta per far risuonare il regno dei cieli, che mi rendo conto che quel piede sbilenco aveva inevitabilmente sofferto dell’accaduto. Tempo mezzora e già avevo perso l’uso del piede, tempo un’ora e mi ritrovavo con una zampogna lì dove un tempo c’era un’amorevole e aggraziata caviglia. Dopo una notte insonne e addolorata in cui ho riscoperto la fede, finalmente il giorno dopo mi convinco a farmi accompagnare da Fidanzo al pronto soccorso. Merito addirittura un codice verde. Il medico con una delicatezza che in genere riservi al collo di uno che ti ha appena ucciso tre figli, mi afferra la caviglia e sentendo l’urlo disumano che fuoriesce dalla mia ugola, mi manda a fare una lastra. Le due ore che ho passato lì in attesa di fare la lastra sono state molto catartiche devo dire. Perché insomma, io mi trovavo anche un po’ in imbarazzo. Ero lì con un piede gigantesco senza scarpa (perché visto il gonfiore forse mi sarebbe potuto entrare un 58 di numero, altro che il 43 che porto) e mi chiedevano che cosa avessi fatto. Vaglielo a dire che ero caduto dalle scale perché sono un rincoglionito di merda. Fortunatamente che c’era lì con me una signora che battezzeremo Gioia. Gioia penso è me fra 50 anni. Si è presentata lì con un braccio ingessato, il naso rotto e sangue pisto su tutta la faccia. Serenamente afferma “Eh so caduta, io so distratta! Mi capita sempre, cado ovunque, che devo fa?” Uno spiraglio di luce si è affacciato sul mio volto: quindi si può essere rincoglioniti e vivere consapevolmente la cosa senza problemi? Che poi come affermava Sabina (parlava troppo come la Guzzanti), la donna che era lì con un dito rotto perché invece di dare un calcio al marito lo aveva dato al muro “Succede! Siamo tutti distratti”. Forte di ciò e con Fidanzo che nel mentre mi chiedeva se mi stavano ingessando (cosa che mi terrorizza), torno dal dottore dopo la lastra, scopro che quantomeno il mio piede non è rotto e mi manda a casa dicendo di non muovermi e di mettere il ghiaccio. Mi assegnano anche un tutore, pensate che sciccheria.

Per cui allo stato delle cose sono uno zoppo di merda, che cazzo. (si ringrazia coinquilino Daniele per sopportarmi questi giorni e farmi i favori perché io sono infortunato)

Qual è la morale di tutto ciò? Che se sei un rincoglionito di merda resterai sempre un rincoglionito di merda. E anche zoppo. E che è una vita di merda, che ci sta sempre bene.

Mi piace affermare che vista la mia condizione di immobilità questi giorni sarò più presente fra queste pagine. Si insomma, dopo una certa mi rompo anche le palle (quantomeno non vado a lavoro)

Ah e siccome non mi sono reso abbastanza ridicolo in questo post, vi posto una foto che è di un trash mai visto. Ovvero io con Cristina D’Avena, che ho potuto ammirare qualche giorno fa in concerto. E’ stata un’emozione grandissima sentire Jem dal vivo! Perché io provo sempre un’emozione quando canto una canzone. E sono una cantante bella e stravagante. E mi concio come una troia e ho i capelli fucsia.

DANIELA, LA TABACCAIA (ah, Tiziano Ferro è gay?)

Ci sono momenti nella vita di un uomo (anche in quella di un gay)(dunque anche in quella di Tiziano Ferro) in cui puoi affermare che si: dio c’è. Ma proseguiamo con ordine, prima vi dico altre cazzate per aumentare la suspense, così quando vi dirò l’evento fortuito che mi ha dimostrato l’esistenza di dio padre onnipotente potrete tranquillamente mandarmi a cagare (perché è una stronzata).

Innanzitutto un update riguardo l’annosa questione del mio cuoio capelluto: di fronte all’emergenza ormai sempre più palese, ho amputato buona parte dei miei capelli. Beh, non fatelo mai. Con un capello molto corto la vostra stempiatura sembrerà sempre più impellente e voi vi sentirete dei cessi immani. Ho anche avuto il beneplacito di mia madre, la quale senza mezzi termini mi ha detto “ma quando ci vai dal tricologo che fai schifo?”. E mia madre è la donna che vede i capelli rigogliosi sulla testa del figlio anche dopo una rasatura a pelle perché ti sei spaccato il cranio con una motosega. Quindi il mio problema è reale. E il mio nuovo taglio di capelli corto sbarazzino non aiuta, quindi non uscirò di casa per un mese (o probabilmente per sempre)

Per il resto. Dovete sapere che io non vivo propriamente in Italia. O meglio, vivrei in una zona centralissima di Roma, che però è ormai patrimonio culturale ed economico della civiltà cinese e magrebina. A breve penso mi chiederanno il permesso di soggiorno per poter girare indisturbato. (sono queste tutte preziose informazioni per il maniaco che ormai mi segue da anni e vuole stuprarmi e poi uccidermi e mettermi nel congelatore a pezzetti) Ma vi dirò, io ci vivo bene nel mio quartiere etnico e sono ormai perfettamente integrato. I magrebini che hanno i negozi sotto casa ormai mi salutano come fossi uno di loro e io aspiro profondamente a diventare magrebino da grande. Sotto casa mia c’è proprio via del corso magrebina, sempre un gran movimento e tanta vita. E’ divertentissimo, essere magrebino. Senza contare la comodità dei loro negozietti grandi quanto il mio cesso (non bagno, proprio solo il cesso) dove se ti serve un pacco di pasta puoi non trovarlo, ma se ti serve che ne so, il latte di cocco, stai sicuro che lo trovi almeno in tre qualità. I cinesi invece sono un po’ più restii a stabilire contatti multietnici, a parte la tipa che vende i detersivi che amo profondamente perché parla una lingua a metà fra il cinese e il romanaccio di borgata. E’ adorabile e ci vado sempre a comprare il bagnoschiuma e lei mi guarda in cagnesco e mi segue fra gli scaffali perché pensa che le rubo la merce. Ma quanto è dolce? Però dovete sapere che qualche accenno di romanità ancora esiste, ebbene si. C’è MAS, il posto ideale dove comprare se sei una zingara o semplicemente devi vestirti per carnevale, ad esempio. E c’è Daniela, la tabaccaia.

Daniela la tabaccaia è una donna tutta d’un pezzo. Io ne rimango sempre profondamente affascinato. Lei non gestisce semplicemente un bar grande quanto il mio culo (quindi piccolooo) senza aria condizionata (li puoi trovare una temperatura di 36°in pieno inverno e di circa 50° in estate, gli fa una pippa al burkina faso), lei regge proprio le sorti del mondo. La vedi lì dietro quel bancone, grassissima, con due capelli in testa perennemente grassi che suda, suda e suda. E ansima, perché lei regge le sorti del mondo ed è stanca. Tu vai là a comprare le sigarette e lei non è che ti da semplicemente le sigarette: lei nel mentre sta al telefono, ti gioca le schedine del superenalotto, fa il caffè, caccia fuori il matto di turno che la importuna, fa tantissime cose. Per cui la vedi tutta così affannata e non te la prendi se è scostumata e ti risponde male. Per me i miei coinquilini avere il famoso “grazie” di Daniela è uno scopo nella vita. E’ un grazie proprio che fa fatica ad uscire e con un profondo sospiro finale che trascina le ultime due lettere -ie perché anche dire quel grazie le fa sorreggere il mondo. Quel grazie non ti viene assolutamente riservato mai, a maggior ragione quando non hai i soldi contati. Se tu devi pagare 4,10 euro di camel light, e le presenti 5 euro, lei ti odia. Se le presenti 20 euro ti riserva uno sguardo che mai hai avuto nella vita. Se hai 50 euro non ci vai proprio lì. Potresti non uscirne vivo. E a me è capitato di uscire da quel posto e piangere perché non avevo i soldi spicci giusti, no, non ce li ho mai quando vado lì, cazzo. E ogni volta è una terribile tortura. Perché poi lei ti mortifica con lo sguardo, a parole, e ti da tutto il resto in pezzi di 1 centesimo per punirti. Ma ieri no, mi ero organizzato. Avevo 4,10 proprio, giuste, lì nella mano. E mai avrei pensato che andasse così: non solo mi ha riservato un “Grazie!”, mi ha anche detto “Ottimo, grazie!”. Il mio cuore si è riempito di gioia e la mia vita ha assunto un senso.

Quindi dio esiste, come volevasi dimostrare.

E comunque dal momento che mi dichiaro qui frocio, quindi ho fatto coming out dopo 5 anni, pretendo e dico PRETENDO che si scateni lo stesso putiferio che si è scatenato per Tiziano Ferro. Che in entrambi i casi tanto è come sparare sulla croce rossa. Ma sarà attivo o passivo?

LA SBANDANA

Continua da qui.

La natura è infausta, miei cari, infausta! E soprattutto agisce senza cognizione di causa. E soprattutto ancora è una maledetta stronza. E’ la natura che ti dona due splendidi occhietti chiari con un taglio particolare e intrigante, ma è anche la natura che ti dona due occhi pisciati che manco una carpa in una di quelle piscine d’allevamento piene di carpe. E’ la natura che ti rende una persona piacente, ma la natura ha anche dato vita a Maurizio Costanzo. (ormai cito Maurizio Costanzo un post si e uno no) La natura ti ha donato quel pene insulso, caro lettore, ma ha anche fatto si che nel mondo esistesse Rocco Siffredi. Ma non fidatevi, perché la natura vi ha dato e la natura si riprende tutto. A suo piacimento e con gli interessi, perché come si diceva, la natura è una stronza.

Per cui tu, stupido essere mediocre, non pensare che se hai avuto il culo di non essere proprio un cesso palese, di avere un faccino guardabile che la gente la rimorchi pure, di non essere un obeso di quelli che magari pure se non mangiano ingrassano lo stesso, ecco, tu, proprio tu, non pensare di campare sugli allori per molto! Perché arriverà inesorabile il momento in cui i tuoi capelli diminuiranno e in modo inversamente proporzionale la tua fronte crescerà, sempre lì pronta a imperlarsi perché evidentemente emozionata dalla nuova visibilità che mai ha avuto.

E ora veniamo a me: ho sempre meno capelli, porca di quella strafottutissima puttana! (tanto vi piace quando dico le parolacce, no?)

Siccome su questo blog mi piace fingermi una persona seria e di spessore (ah!) ometterò di accennarvi a tutti gli shampoo, lozioni e merde di cane indocinese che acquisto e che mi spalmo sulla mia ormai sempre più deserta cute, perché lo sappiamo benissimo tutti che non c’è rimedio alla gravità, soprattutto per i capelli. E siccome su questo blog mi piace fingermi una persona pregna e con mille risorse, vi parlerò oggi del rimedio più efficace per combattere il mio decadimento fisico (non penso rientrerò mai nella categoria del calvo con fascino, al massimo rientrerò nella categoria calvo con probabilmente qualche malattia brutta in corpo, visto il mio occhio pisciato di cui si diceva sopra e lo sguardo perennemente assente)

Non accetti il fatto di doverti mettere in futuro, quando vai al mare, la protezione anche sulla tua capoccia? Non accetti il fatto che ormai nessuno ti si caga più perché fai schifo? Non accetti il fatto di dover depennare per sempre dalla tua lista della spesa lo shampoo? Ebbene, non arrenderti, ma gioca d’astuzia! Usa la Sbandana! Eh si, miei cari. Ho deciso che quando ormai la mia folta chioma castano biondiccia sarà un ricordo, io riporterò in auge questo accessorio così anni novanta che secondo me non ha avuto mai la fama che meritava: la bandana! Ma non mi limiterò solamente a riportarla in auge, no, io la farò diventare un accessorio di alta moda, che se ce l’hai sei un figo allucinante, se non ce l’hai sei una persona inutile che va schifata. Questo il manifesto ancora provvisorio della prima campagna pubblicitaria che cambierà modi e costumi di tutto il mondo (si ringrazia il fidanzo e la sua abilità indiscutibile con la matita per averci fatto una bozza e averci permesso di pubblicarla )(in realtà non sa neanche che la sto pubblicando).

La sbandana, che non è una semplice bandana ma una Sbandana, deve la s sibilante del suo nome a me, suo creatore indiscusso che si prenderà tutto il merito (dal mio cognome, che tanto non legge più nessuno il blog quindi me ne sbatto della privacy). Si caratterizzerà per essere un indumento per la testa d’alta moda. Ci saranno svariati modelli che si adegueranno a ogni personalità, a ogni umore, a ogni conformazione cranica. Rivestirà totalmente la testa in modo fashion ed elegante; chi indosserà una sbandana sarà oggetto di tantissime languide occhiate per la strada, perché acquisterà almeno 100 punti in più di fascino (anche per te, cesso immondo). Verrà prodotta in cina e non verranno affatto sfruttati gli operai, nono (lo scandalo per lo sfruttamento uscirà dopo la mia morte, quando la sbandana ormai sarà indispensabile quanto le mutande e se occuperanno i miei eredi). La sbandana ti terrà caldo quando farà freddo, ti rinfrescherà nelle soleggiate giornate estive (stiamo progettando quella climatizzata), ti accompagnerà ovunque, a fare la spesa, ad un funerale, ad un gran galà, in un cruising club.

Ma ‘ndo vai se la sbandana non ce l’hai?

Io cambierò il mondo in un modo o nell’altro, oh.

Si ringrazia il fidanzo per l’ispirazione e per sopportarmi. Ora torno a fare qualche fattura a chi voglio male.

A SETTEMBRE SIAMO TUTTI PIU’ BUONI

Bentrovati. Sarà all’incirca qualche decennio che non onoro la blogsfera (la blogche?) della mia presenza: francamente non mi eravate mancati per niente. E’ che a volte, ecco, mi piange il cuore ad aprire questo malefico blog e vedere che l’ultimo aggiornamento risale a otto mesi prima, tipo. E ci ricasco sempre, maledetti. Noto anche che ormai gran parte delle iconcine e anche l’header neanche si visualizzano più, stavolta lo stato di putrefazione di questa pagina ha raggiunto veramente livelli imbarazzanti, lo ammetto. Vorrà dire che comincerò a tappezzare il blog di mie foto di nudo, così tappo i buchi (oh ma che meraviglioso doppio senso -_-) e magari faccio notizia, così torno a essere la star con la puzza sotto il naso di un tempo (no ok, non è vero, no).

Ma veniamo a noi. E’ settembre, miei cari, è settembre. No vi ci dovete soffermare di più, quindi ve lo ripeto: è settembre, cazzo. Settembre è il rinomato mese satanesco che ci plasma in individui fittizi, non reali: in teste di cazzo, praticamente. E ora vi spiegherò il perché dall’immenso della mia saggezza popolare di campagna.

A settembre sei tornato da poco dalle vacanze (io non rientro in questa categoria visto che anche quest’anno non sono andato in vacanza, bensì ho lavorato) e pian piano ti rendi conto che devi ricominciare tutto da capo: il lavoro, la scuola, lo stress, il traffico, ricominciano i programmi della de filippi, ricomincia la tua fottuta routine. E allora l’essere umano che cosa fa? Siccome esso per definizione sarà pure più intelligente di un mollusco ermafrodita (non sempre) ma possiede comunque un’intelligenza abbastanza limitata, diventa, come si diceva, una testa di cazzo. Decide che da settembre cambia tutto eh, no perché io da settembre faccio questo, quello e anche quest’altro, nono, da settembre si cambia proprio aria, perché è settembre oh, comincio pure a fare il corso di yoga, io a settembre smetto di andare a mignotte lo giuro, e così via. Ma io dico, manco fossimo a gennaio che lì è appena finito l’anno nuovo e per quanto nessuno vi crede, ci sta pure che ve ne uscite con le vostre idee di cambiamento, vita nuova e bla bla bla, cazzate inutili. Ma a settembre no, che mese di rinascita è settembre? Arriva pure l’autunno, quindi si deve stare come le foglie sugli alberi: si deve cadere e diventare seccheeee e diventare custodi delle merde di cane. Ecco. Quindi tutte le vostre ansie di rinnovamento a settembre sono frivolezze fini a se stesse, tanto dopo la prima settimana di lavoro già soffrirete di alienazione sul lavoro, dopo un mese di scuola già starete stuprando la vostra compagna di classe e metterete poi il video su youtube, dopo il primo esame della sessione di settembre già rimpiangerete di non aver sacrificato le vostre braccia all’agricoltura, appena ricomincia c’è posta per te improvvisamente quel sabato sarete stanchi e ve ne resterete a casa, dio solo sa a fare cosa (a vedere la de filippi, maledetti pervertiti).

Vi rendete conto di quanto siete ridicoli?

Io infatti ho deciso che a settembre mi impegnerò seriamente per cercare un nuovo lavoro, che mi iscrivo in palestra per mettere su un po’ di bicipiti e di culo (qui sopra l’ho detto svariate volte che sono un individuo senza culo), che mi sono tagliato i capelli perché mi sento una persona nuova, che poi a fine settembre vorrei fare pure un viaggetto, che vorrei iscrivermi a un corso di qualcosa, riprendere anche per bene l’università, e poi tantissime altre cose, voglio proprio rinascereeeee.

Questo per dire che quel mollusco ermafrodita ha molto più spessore cerebrale di me.

Grazie per la cortese attenzione, torno a fissare il muro con sguardo assente.

LA VERITA’ SU ORIETTA BERTI

Bentrovati. Lo so che non posto da molto tempo e non ho intenzione di giustificarmi per questo, che cazzo, non mi andava di scrivere, non ero ispirato (non lo sono anche adesso a dir la verità) e c’ho i cazzi miei a cui pensare (non è vero). Ma ho scoperto una cosa che non posso assolutamente (dove assolutamente dovete leggerlo in maiuscolo e con i caratteri scanditi, separati e solenni) non condividere con voi. Parleremo oggi di codesta donna (diapositiva!)

Si, miei cari, l’avete riconosciuta immagino: è Orietta Berti. Ory B (l’ho ribattezzata così) è da sempre sinonimo di donna virtuosa della campagna, che lei ha tanti sani valori, lei è genuina, è proprio simpatica poi eh, così frizzante e mai volgare, è proprio l’emblema dell’ italia per bene rurale, quella di una volta, ah che bei tempi, evviva Ory B.

Sciocchi! Sciocchi! E ancora sciocchi! Vi dimostrerò oggi la vera natura di questa donna, che altro non è che una porca, una viziosa, una perversaaaa! E smettetela di fare quelle facce incredule, stupidi froci impotenti! Date retta a meah. E vi dirò anche che la dimostrazione di questa verità inconfutabile è perfettamente riscontrabile proprio in una delle sue canzoni più famose e all’apparenza innocue. Avete presente “finché la barca va”? Certo che ce l’avete presente, chi non ce l’ha presente quella cazzo di canzone. Ma stupidi coglioncelli, avete mai letto attentamente il testo? Vi riporto ora una strofa:

Stasera mi e’ suonato il campanello, e’ strano io l’amore ce l’ho già.
Vorrei aprire in fretta il mio cancello, mi fa morire la curiosità.
Ma il grillo disse un giorno alla formica:"Il pane per l’inverno tu ce l’hai"
Vorrei aprire in fretta il mio cancello, ma quel cancello io non l’apro mai!

Avete letto? Siete sconcertati tanto quanto me? Perché insomma, facciamo i seri: quel cancello non è una metafora particolarmente ermetica. Suvvia. E lei sta morendo dalla curiosità di aprirlooo! Che porca! Che donna viziosaaa! Torbida! Ma ci rendiamo conto? Ory B non ci sono parole. Non ci sono veramente. (Ory B mi denuncerà per questo, lo so). Si ringrazia coinquilino Danilo (anche detto Scimmia) per l’ispirazione.

Per il resto che dirvi. Sono un sacco stressato. Lavoro troppo. Ma questa non è una novità, dopotutto sono un uomo stressato anche quando non lavoro, ho lo stress facile che ci devo fare. E provo un gusto perverso nel lamentarmi del mio stress continuamente, imputo allo stress qualunque cosa, se ucciderò mai qualcuno (un’idea ce l’ho) sarà sicuramente perché ero un sacco stressato.

Mi sono comprato il mac. Mi sento un sacco figo per questa cosa, penso la mia vita abbia fatto un salto di qualità enorme. Con il mio mac bianco ci faccio tutto, ci curo le mie pubbliche relazioni, ci faccio il caffè, ci faccio all’ammore, ci scrivo, mi sento un sacco uomo con un mac. Mi sento un sacco Carrie Bradshaw.

Cos’altro è successo in questi mesi di assenza? Oh tantissime cose. Ma proprio tante. Ma proprio belle, esilarantiiii, fantasticheeee! Ma ovviamente non vi dirò un cazzo.

A presto. Sisi, a presto, promesso. Tanto ora arriva l’estate, ve ne andate tutti a fanculo in vacanza (tranne me, il solito addetto aeroportuale che vi fa andare in vacanza da quattro anni a questa parte) e ne avrò di tempo per scrivervi cose, oh se ne avrò. Che tanto non leggerà nessuno perché ve ne starete, appunto, a fanculo in vacanza. Così mi sentirò libero di scrivere i miei soliloqui deprimenti da adolescente emo depresso con la lametta a portata di mano senza sentirmi giudicato da voi, maledette arpie.

LA VERITA’ E’ CHE NON GLI PIACI ABBASTANZA

Perdonate il periodo di assenza. Sono una persona estremamente indaffarata ultimamente e la cosa mi arreca dei minimi ma affatto trascurabili squilibri fisici e mentali; troppe cose da fare, poche ore di sonno, parecchio stress e lo sappiamo tutti come va a finire: ti vengono le occhiaie. Che cazzo. Ma non stiamo a dilungarci troppo su questo, passiamo al post. Continuerò oggi con le analisi dei rapporti di coppia, visto che ho deciso che ormai con il mio blog voglio fare concorrenza a Donna moderna e a Cioè.

Non verrano qui prese in considerazione quelle coppie che stanno insieme da quando hanno 13 anni, si sono sposati a 20, cominciano a sfornare la prole a 22 e in tutto ciò non hanno avuto altre storie mai nella vita, anche se poi lui verso i 36 anni comincia ad andare a mignotte e lei sviluppa una sospetta passione verso il Senegal. Verranno qui presi in considerazione tutti quelli che sono stati protagonisti di storie andate male, di grandissime prese per il culo (qui intese in senso metaforico, maledetti pederasti) o semplicemente non sono stati mai cagati da nessuno.

Ma entriamo più nel dettaglio. Conoscete qualcuno. Vi piace. Lui sembra un minimo interessato. Ottimo. Se non intercorre fra di voi la rinomata proprietà commutativa dello svuotamento di palle (si andiamo a berci qualcosa, ma massimo due orette e finiamo a letto e poi non voglio più vederti in vita mia che non è che mi frega qualcosa di te), proprietà che ha un suo perché e che non fa male a nessuno (se usate precauzioni), dicevamo, se cominciate a vedere questa persona e avete la curiosa sensazione che forse c’è qualcosa fra di voi e la cosa vi emoziona assai, ecco, fate ben attenzione, stupidi deficienti di merda.

Non è per fare i cinici a tutti i costi perché se sei cinico sei affascinante, ma la realtà dei fatti è che sono poche, pochissimeee, le storie degne di tale nome. Quella fantomatica persona giusta che voi aspettate e con cui pensate di condividere la vita (sciocchi!), di certo non sarà quella ceppa fritta che si vanta gran pensatore quando poi ha lo stesso spessore della carta igienica che prendete al discount che vi irrita il culetto; non sarà neanche quella persona piena di problemiiii, piena di impegniiiii, piena di grattacapiiiiii, che poi sta meglio di voi indiscutibilmente; non sarà neanche quel coglione che nei primi due giorni vi riempe di sms sdolcinati che sembra che veramente siete gli amori della sua vita arrivati dal cielo stellato cavalcando un unicorno glitterato e poi dopo quei due giorni sparisce; e non sarà neanche chi vi frequenta tanto per frequentarvi che mi piaci eh, però no, una storia no, non sono pronto e voglio godermi la vita, quando tempo un paio di settimane sta con qualcun altro.

Ma facciamola breve. Voi siete lì che vi chiedete il perché del non lieto finale della cosa, che giustificate l’altra personaaaaa, perché si, effettivamente vi fa molto più comodo credere alle sue motivazioni campate in aria, che porello, non è facile rinunciare a voi ma bisogna farlo, non è proprio il periodo per stare insieme, bla bla bla, cazzate proprio palesi che però voi ci credete, lo dite anche agli amici e lo difendete pure, pensate che fessi. Si fessi! Perché la verità è una sola ed inconfutabile: la verità è che non gliene frega un cazzo di voi, mai glien’è fregato e mai gliene fregherà.

Capisco che è una cosa difficile da accettare, ma se piaci veramente ad una persona non ci sono motivazioni e problemi che tengano, un modo per stare insieme si trova. Punto e basta. Quindi se così non è, “la verità è che non gli piaci abbastanza”. Non andate a tormentarvi inutilmente, capisco che non è un bel colpo per il vostro ego ma suvvia, esistono cose peggiori nella vita, come ad esempio il notare che l’attaccatura dei vostri capelli avanza inesorabilmente indietro ma preferite pensare che è la vostra fronte a diventare più grande (ogni riferimento all’autore di questo blog è puramente casuale eh!).

Per quelli di voi che l’hanno visto si, mi sono ispirato all’omonimo film per la stesura di questo post, film carino che tuttavia a me ha lasciato l’amaro in bocca, perché ha il lieto fine. Quelli che l’hanno visto capiranno. Invece vi dirò, miei cari: non aspettatevi l’amore e i campi di girasole in una calda giornata estiva. Se poi vi capita bene, vi ha detto culo, altrimenti potete fare come fanno in molti, ovvero vi trovate qualcuno che vi piaciucchia e state insieme così, tanto per. Cazzi vostri.

Ora vi lascio, torno alla mia moltitudine di impegniiiiii! Sono stanco stressato ho sonno e vi odio.

FENOMENOLOGIA DELL’UOMO MESTRUATO

Sottotitolo: l’uomo e il mestruo.

Innanzitutto una buona notizia per me: possiedo nuovamente un lavoro! Ebbene si, dopo 5 mesi di disoccupazione, pasti alla caritas e spettacolini in metro con la pianola bontempi, finalmente il malefico aeroporto che mi ha sostentato per anni ha deciso che magari poteva riassumermi. Torno ad essere l’incubo di tutti i passeggeri che partono dall’aeroporto di Ciampino; quantomeno lo sarò fino al 30 settembre, quando il contratto scadrà: siamo in italia, se non sei precario anche dopo 4 anni che lavori per una società non sei in. Con un contratto a tempo indeterminato sei out, non lo sapevate? Per cui niente, finalmente potrò smetterla di lamentarmi della mia mortezza di fame su questo blog (è qui che entrate in gioco voi, lettori empatici che sarete felici per me solo perché non vi ammorberò più con le mie tragedie da pezzente) e la cosa mi rende felice assai, nonché profondamente sollevato. Ma come ogni cosa, tutto cela un’ombra in questa sciocca vita: sarò pure felice di lavorare, ma dopo tre giorni che lo faccio già mi sento profondamente stressato e affabile quanto una zanzara il 20 luglio sul ciglio di un lago. Un uomo stressato è un uomo con le mestruazioni; segue fenomenologia del mestruo:

Ciao, sei un uomo (o una frocia sfranta, non sei tanto uomo ma a conti fatti dovresti possedere un pene o non hai ovuli in corpo); la natura (cioè il signore santissimo iddio) ti ha creato così, senza tette, e ha deciso che avresti partecipato al processo di riproduzione mediante l’onesta ma poco impegnativa donazione di spermatozoi. Ti tieni la prostata e il cervello situato nel pisello (perché non fate i sensibili, tutti gli uomini ragionano con il pisello) ma in compenso non sanguini una volta al mese per tipo cinque giorni. Che volendo ti è andata bene. Ma attenzione! La natura ti avrà pure reso immune dal fardello dell’assorbente e dei talvolta infausti dolori mestrualiiii (le mie amiche donne mi hanno generosamente illuminato su alcune questioni di mestruo,ero curioso) ma non ti ha affatto preservato dalla carica omicida ormonale che ti rende, in qui giorni lì, l’essere più odioso e rompicazzi e testadicazzo e tivorreiammazzare che il mondo abbia mai potuto concepire.

L’uomo mestruato dunque, si fregia di tutte le caratteristiche comportamentali che caratterizzano una donna con il ciclo in quei fatidici giorni. Non sta ovulando e non ha lancinanti dolori nella pancia, ma l’attitudine è quella. Le mestruazioni scrotali (si, si chiamano così), a differenza di quelle uterine, non hanno una base fisiologica bensì psicologica; basta poco all’uomo: eccessivo stress, moltitudine di impegni e poco sonno, ed ecco che all’uomo viene il mestruo. Seguono le caratteristiche più salienti delle mestruazioni maschili:

-Scarsa soglia di sopportazione per qualsiasi cosa: l’uomo mestruato vuole tutto e subito e si incazza profondamente se deve aspettare qualcosa, che sia un caffè che tarda ad uscire o qualcuno in bagno che ci sta impiegando troppo e tu ti stai pisciando sotto. L’uomo mestruato imbottigliato nel traffico può essere letale.

-Odio insopprimibile per qualsiasi esponente della razza umana: se sei una persona inutile che cammina in lontananza e neanche ti si vede, allora puoi stare tranquillo. Ma se provi a interloquire, a fare domande inopportune, a dire cazzate inutili che non ci frega un cazzo, se mentre cammini inavvertitamente urti l’U.M., ebbene, l’U.M. ti odierà. Ma proprio un odio genuino, che in genere si riserva a uno che ha sterminato la tua famiglia quando avevi 3 anni e tu sei rimasto con le suore.

-Nervi a fior di pelle; anche lì basta poco: se cade qualcosa, se si urta contro qualcosa, se qualcosa non riesce, l’U.M. non avrà una reazione normale, tipo sussulta quei 3 secondi e dice cazzo o un porco a caso. No. L’uomo con il mestruo se gli cade una penna diventa verde, si strappa i vestiti e urla, ma in tutto ciò non è affatto virile: in quanto mestruato la sua voce che impreca squittirà in modo femminile e i suoi gesti saranno tutto fuorchè maschi.

-Ormoni particolarmente suscettibili. Che le donne quando hanno il ciclo in genere non trombano, che con tutto quel sangue uno si schifa pure. Però magari avrebbero anche voglia (qui ho riscontrato pareri discordanti, donne, in quei giorni lì, siete inviperite o no?). L’U.M. In quei giorni lì si tromberebbe anche le fessure sui muri. Ma è una cosa anch’essa psicologica, non fisica, in quanto modo per scaricare i nervi senza far male a nessuno (se poi vi date al sadomaso e ad altre pratiche brutali è un altro discorso). Solo che intercorrono in tutto ciò le problematiche prima esposte, che minano irrimedialmente qualsiasi contatto, soprattutto sessuale, con altra gente. Questo non-sfogo, per l’uomo mestruato, è quello che ha le conseguenze più immonde.

Diffidate dall’uomo mestruato, gente, lo potete riconoscere dall’occhio spalancato vitreo e la vena fuoriuscita in fronte. Se vi mantenete a debita distanza, non vi farà male.

Io questi giorni ho le mestruazioni, se non si era capito.

UPDATE Mi segnalano questo videooo, dove c’è Marco Mengoni che parla di un argomento a me caro moooolto dibattuto da me in passato: le sopracciglia ad ala di gabbiano. Chi mi legge da tempo magari ricorderà, per gli altri francamente non ho la minima voglia di andarmi a vedere 5 anni di archivio per ritrovare i post. Ce le avevo anche piazzate bel belle sul vecchio template. Perché io ho le sopracciglia ad ala di gabbiano tutte al naturale, sono stato fortunato! Chi se le fa artificialmente non sempre ottiene risultati degni, capitoooo?? Vabbè, volevo segnalare la cosa solamente per:

- Sarà un plagio? Marco Mengoni mi leggevaaaa? (non credo!) Ad ogni modo se la pensa così siamo fatti l’uno per l’altro

- Ribadire che trovo Marco Mengoni un fregno assurdo e faccio su di lui molti pensieri impuri? (per non usare termini da film porno di serie B) anche se musicalmente mi fa cagare! (probabile!)

- Perché ogni scusa è buona per incrementare le chiavi di ricerca  su Marco Mengoni su questo blog? (pure!)

Ora torno a fare la quindicenne con le meches che legge cioè. Scusate.